Cani scuoiati e macellati a Yulin, le ong insorgono

Cina - Yulin, Il giorno del solstizio d’estate, in questa città si tiene il “Festival di Yulin”, in cui si festeggia con carne di circa 10 mila cani.

Cani scuoiati e macellati a Yulin, le ong insorgono

L’arrivo dell’estate, per i cani della città cinese di Yulin, non è l’arrivo della bella stagione purtroppo. Il giorno del solstizio d’estate, infatti, in questa città con quasi 7 milioni di abitanti, si tiene il cosiddetto “Festival di Yulin”, in cui si festeggia con la carne di circa 10 mila cani. Cani rubati ai proprietari, presi per strada, poveri animali stipati nelle gabbie di mercati, scuoiati e ammucchiati per essere mangiati.

Sono varie le ong che stanno premendo per porre finalmente fine a questo orribile scempio. Da Animal Asia, i cui esponenti affermano che questa pratica danneggia l’immagine della Cina nel mondo, alla World Animal Protection, che sostiene che ogni anno in Cina vengono macellati circa 25 milioni di cani, all’Associazione per la Protezione Animali di Xiamen, che sottolinea come il Festival di Yulin non possa nemmeno farsi forte di una ‘tradizione’, considerando che esiste da soli 20 anni.

E se ci fosse chi non ha alcuna empatia nei confronti dei cani, dovrebbe sapere che questa pratica mette anche a repentaglio la salute umana: i cani macellati, infatti, spesso, non sono sottoposti ad alcun controllo sanitario perché questi costerebbero davvero troppo. Ciò si traduce in persone che contraggono la rabbia o altre malattie trasmissibili all’uomo.

Si vuole sottolineare, comunque, che l’attivismo animalista è molto presente in Cina per contrastare queste pratiche terribili, crudeli e sorpassate. Sono tanti i casi di animalisti che bloccano furgoni di cani destinati al macello, e sono varie le associazioni animaliste cinesi che si oppongono a tale scempio. Inoltre, i cani in Cina sono animali di affezione esattamente come qui da noi, ma nonostante ciò, questa crudeltà continua a vivere soprattutto in alcune campagne in cui regnano ancora povertà estrema e forte ignoranza.

 

Giorgia Martino

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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