Tenere cani legati a una catena troppo corta equivale a maltrattamento

cani legati alla catena: cosa dice la cassazione

CANE A CATENA CORTA: COSA DICE LA CASSAZIONE

Con recente sentenza, la Cassazione ha condannato un ultrasessantenne di Mondovì al pagamento della multa di € 5.000,00 per maltrattamento di animali. Motivo? Aver tenuto tre cani legati corti alla catena, tanto da far loro presentare abrasioni al collo, con il solo riparo consistente nel palo di un trattore e in un luogo pieno di fango e rifiuti ferrosi.

Il proprietario dei tre cani era stato condannato dal Tribunale di Mondovì e ora la Suprema Corte, in seguito al ricorso presentato dall'uomo, ha confermato la sanzione. L’uomo aveva tentato di giustificare il comportamento con le difficoltà di movimento causate da alcune fratture subite, ma la Corte ha sottolineato che non si tratta di uno stato di necessità tale da giustificare l'abbandono dei suoi animali in quelle condizioni. Tenere cani legati a una catena troppo corta equivale a maltrattamento. Esultano le associazioni animaliste, perché si tratta di una sentenza che riconosce come la detenzione di cani a catena rappresenti una sofferenza per gli animali. Il reato di maltrattamento di animali, art. 544 ter, C.P., prevede la punibilità con la reclusione o la multa per chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale.

I Giudici, con questa condanna, hanno evidenziato che l’uomo ha incrudelito senza ragioni sui poveri animali. Infatti “le temporanee menomazioni fisiche” che, a parere della difesa, avrebbero impedito all’imputato di eseguire con facilità i movimenti e, quindi, “scriminando” il comportamento tenuto nei confronti dei propri tre cani, sono state ritenute dalla Cassazione non giustificative.

Lo stato di necessità si intende essere ogni situazione che induca al maltrattamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni.

Nel caso di Mondovì i giudici hanno quindi ritenuto non presente lo stato di necessità, applicando la condanna per maltrattamento di animali.

COSA DICE LA LEGGE

La Legge n. 189 del 2004 ha introdotto il reato di “Maltrattamento di Animali” previsto e punito dall’art. 544 ter, Codice Penale: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 a 18 mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.

La pena è aumentata della metà se, dai fatti di cui al primo comma, deriva la morte dell'animale”.

Che fare, dunque, in casi analoghi? Lo strumento legale che abbiamo è quello della segnalazione (meglio se scritta) alla forza pubblica qualora ci troviamo davanti a un presunto caso di maltrattamento nei confronti degli animali. Basta la nostra denuncia e le indagini saranno condotte autonomamente dalle autorità competenti.

di Edgar Meyer

presidente di Gaia Animali & Ambiente Onlus

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