Prima i calci poi il veleno: bulli uccidono un cane

veleno

Prima i calci, poi il veleno: bulli uccidono un cane

Ci sono storie che non vorresti mai raccontare. Questa è una di quelle perché dietro all’episodio si celano crudeltà, idiozia e, infondo, omertà. La vittima della cattiveria basica degli uomini – anche se in questo caso gli autori del gesto, con ogni probabilità, sono dei ragazzini – è un cagnolino. Un meticcio di piccola taglia, uno di quelli senza padrone e collare che fino a poco tempo fa girovagava in lungo e in largo angoli e strade di Pietrasanta per poi arrivare ad imbattersi in chi, evidentemente, non ha trovato di meglio che fare del male ad un animale indifeso che cercava qualcosa da mangiare e magari un semplice gesto di affetto.

E qui si innesca la testimonianza che abbiamo raccolto da parte di un residente della zona teatro della violenza. «Il cane era già stato preso di mira in precedenza: un ragazzino lo aveva attirato a sè con una scusa e poi, una volta vicino, lo aveva colpito con un calcio. Stavo rientrando a casa e a quel ragazzo e a suoi amici che ho gridato che dovevano vergognarsi. Di tutta risposta, in modo volgare e intimidatorio, mi avevano detto di farmi i miei affari. Il giorno dopo, ho visto dalla finestra di casa questo stesso gruppetto dare qualcosa da mangiare al cagnolino: mi è sembrato strano, visto il precedente, ma sul momento non ho dato importanza alla cosa. Più tardi, però, una volta fuori di casa e in strada ho notato il cane riverso sul marciapiede: aveva la bava alla bocca, tremava e respirava con difficoltà. Era stato avvelenato. Ho fatto una corsa in casa per telefonare ad un veterinario, ma non trovando il numero ho deciso di portare l’animale al pronto soccorso veterinario di Lido». Non riuscendoci.

«Purtroppo una volta di nuovo in strada – continua il racconto – ho visto il giovane che aveva il giorno prima scalciato il cane ed un suo coetaneo intenti a mettere l’animale, che non si muoveva più, in una grossa scatola di cartone. Ho provato a dire qualcosa, a chiedere cosa avessero fatto e loro, in tutta risposta, si sono lasciati andare ad insulti, minacce. Ho avuto paura. E ne ho ancora adesso. Denunciare l’accaduto? È la mia parola contro la loro, il corpo del cane chissà dove è stato gettato, alla fine passerei dei guai non potendo dimostrare un bel niente. So che lo hanno avvelenato, ma so ancora che non posso dimostrarlo. Se altri hanno assistito alla violenza?

È possibile, anche se in strada, in quel momento, in prima serata, non ho visto nessuno. Non so cosa dover fare, ma vedere quel cane soffrire in modo così spietato e gratuito mi fa stare male ancora adesso. Quei ragazzi, insolenti e mediocri, non hanno alcuna giustificazione».

Fonte: iltirreno.gelocal.it

Richiedi informazioni
Assicurazione
Invio
×