Polpette avvelenate: il Ministero le vieta!

Polpette avvelenate: il Ministero le vieta!

Polpette avvelenate: il Ministero le vieta!

Polpette avvelenate: un fenomeno vastissimo. Ogni anno centinaia di quattrozampe in tutta Italia sono vittime di sostanze tossiche, messe lì a bella posta. Si avvelenano cani perché abbaiano, perché danno fastidio, perché il loro padrone ha fatto uno sgarbo. Oppure perché impediscono un furto. O, infine, per caso: seminando bocconi killer per le volpi, nemiche dei pollai e della selvaggina: se abbocca un cagnetto in passeggiata, peggio per lui.

Divieto di utilizzo e detenzione di bocconi avvelenati

Il Ministero della Salute ha recentemente prorogato l’ordinanza ministeriale “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”. Un’ordinanza che è uno strumento per prevenire e contrastare un fenomeno che nel nostro Paese, sia in ambito urbano sia rurale, ha dimensioni ancora allarmanti.

Ecco cosa dice all’articolo. 1: “Ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell'incolumità delle persone, degli animali e dell'ambiente è vietato a chiunque utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente; è vietato, altresì, la detenzione, l'utilizzo e l'abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce”.

Le leggi, oltre all’ordinanza, sono severe con gli avvelenatori. Chi avvelena gli animali rischia, in base all’articolo 146 delle Leggi sanitarie (“Immissione nell’ambiente di sostanze velenose”) la reclusione da 6 mesi a 3 anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46. A ciò si aggiungono le normative che tutelano gli animali, come la ben nota legge 189 del 2004 contro il maltrattamento, l'omissione di soccorso e l'uccisione degli animali.

Bene, si dirà: ma le derattizzazioni? Sono regolate dall’Ordinanza. Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, che possono essere eseguite solo ed esclusivamente da imprese specializzate, vanno fatte “con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone e alle altre specie animali” e vanno pubblicizzate dalle stesse ditte tramite avvisi esposti nelle zone interessate con almeno 5 giorni lavorativi d'anticipo. Gli avvisi devono contenere l'indicazione di pericolo per la presenza del veleno, gli elementi identificativi del responsabile del trattamento, la durata del trattamento e l'indicazione delle sostanze utilizzate. Al termine delle operazioni il responsabile della ditta specializzata provvede alla bonifica del sito mediante il ritiro delle esche non utilizzate.

Le norme contro le polpette avvelenate, insomma, ci sono. Si tratta, come sempre, di farle rispettare. Per questo è indispensabile che ogni proprietario di un animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati segnali ogni triste episodio alle autorità competenti, con l’aiuto del medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento.

Chi sono le “autorità competenti”?

Qualsiasi organo di polizia giudiziaria: Polizia Municipale, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia Provinciale, alle quali si presenta un esposto o denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.

 

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