Consigli veterinari: il cane non trasmette leishmaniosi

Consigli veterinari: il cane non trasmette leishmaniosi, solo l'insetto può!

Consigli veterinari: il cane non trasmette leishmaniosi, solo l’insetto può!

Specifiche e dettagli sulla Leishmaniosi ne è pieno il web eppure molti non sanno ancora di cosa si tratti e preferiscono evitare qualsiasi contatto con il malcapitato animale.

La Leishmania è una malattia del cane, è un microorganismo che parassita l’uomo e gli animali causando la leishmaniosi.

E’ opportuno capire che il cane ammalato di leishmaniosi non è in grado di trasmettere la malattia per contatto, nemmeno di sangue, con chi ha intorno, siano essi persone o animali: “soltanto l’insetto è in grado di trasmettere la Leishmania a un cane”.

La Leishmania soggiorna in un determinato insetto, vi si diffonde e poi, attraverso la puntura di tale insetto, colpisce gli uomini e gli animali.

Che insetti dobbiamo temere?

In Europa l’insetto vettore di leishmania si chiama pappataci o flebotomo; in altre zone il vettore è una cimice ematofaga. A questo proposito è opportuno ribadire che: non può esservi un’infezione diretta da cane a cane o da cane a uomo; il cane infetto non può infettare gli altri; la Leishmania può essere presa soltanto dal pappataci e per prenderla si deve essere punti da un pappataci che a sua volta era stato contagiato per aver succhiato del sangue di un soggetto infetto.
Quindi:
la leishmaniosi non è una patologia contagiosa; la malattia si trasmette da soggetti malati a soggetti sani soltanto a seguito della puntura di un insetto che funge da vettore.
È giusto precisare che, in teoria, potrebbe verificarsi una trasmissione transplacentare ed è per questo motivo che viene consigliato di evitare l’accoppiamento fra cani malati.
Altrettanto importante è considerare che se si vive in una zona endemica (area in cui la malattia è molto diffusa), non c’è alcuna ragione di temere il proprio cane infetto, più di tutti quelli presenti nella stessa area; senza contare l’importanza degli animali selvatici che possono fungere da serbatoio del parassita (ratti, volpi, pipistrelli, ecc.). Stesso ragionamento da fare prima di domandarsi se il proprio cane sano corra qualche rischio ad avere contatti con cani a cui è stata diagnosticata la malattia (ricordiamo che, a differenza di quanto si è a lungo sostenuto, sono infettanti non solo gli animali sintomatici, ma anche gli asintomatici).

Nelle regioni italiane in cui è più diffusa, la leishmaniosi umana colpisce 1 soggetto ogni 200 mila abitanti, e in genere si tratta di individui immuno-depressi (HIV positivi, trapiantati, altre situazioni di immunodeficienza); probabilmente molte persone che vivono in zona endemica vengono punte dai flebotomi infetti, ma solo un’infinitesima parte di esse si ammala di leishmaniosi; nei Paesi in cui la leishmaniosi rappresenta un grave problema di salute pubblica (non è il caso dell’Italia), meno del 5% dei soggetti esposti al contagio mostra segni clinici d’infezione; il fatto di avere in casa uno o più cani ammalati non è mai stato messo in relazione con un rischio maggiore di malattia umana.

La parola d’ordine è: prevenzione!

Questi parassiti sono attivi da maggio a ottobre e tendono a pungere verso le ore del tramonto. il vivere all’aria aperta aumenta la probabilità di essere punti.
Il pappataci resiste ai normali repellenti per zanzare ed è in grado, date le sue dimensioni ridottissime, di oltrepassare le maglie delle comuni zanzariere, ma esistono in commercio zanzariere a maglia fitta, eventualmente impregnate di prodotto insetticida o dispositivi elettrici “friggi-zanzare”, da porre nelle immediate vicinanze dei luoghi di riposo notturno dei cani.

Di fondamentale importanza sono invece i prodotti repellenti da applicare direttamente sulla cute e sul pelo degli animali: le sostanze che sono maggiormente in grado di combattere i pappataci sono risultati i Piretroidi Sintetici. In commercio sono presenti diverse formulazioni spray a base di permetrina (Duowinâ, Defendogâ), tetrametrina (Neo Erlenâ) o sostanze naturali (Fly-Awayâ). Interessanti studi, massicciamente promossi dalla ditta produttrice (Intervetä) del famoso collare Scalibor, dimostrano come l’applicazione di detto collare ai cani che vivono in aree fortemente endemiche per leishmaniosi, risulti in una protezione statisticamente significativa, con percentuali di protezione fino al 75-86%. Senza dubbio si tratta di dati estremamente positivi, senza dimenticare che il collare non può rappresentare una protezione “assoluta”.

In sostanza se trattiamo i cani ammalati con i migliori mezzi terapeutici a disposizione e se ci adoperiamo a prevenire le punture degli insetti vettori con dispositivi di provata efficacia, non esiste davvero alcuna ragione di farsi condizionare e spaventare dalla leishmaniosi canina.

Secondo il nostro punto di vista, per la salute generale, lo stato dovrebbe garantire dei livelli essenziali di assistenza, o quantomeno le basi utili per la cura e la prevenzione di quelle malattie che possono diventare croniche. Conviviamo con i nostri animali e dovrebbe essere un concetto consolidato.

Statisticamente in Italia i casi di leishmaniosi sono veramente molto rari e non interessano che cani che dormono all’aperto di notte. Poiché la malattia non si trasmette da cane a cane, avrebbe molto più senso che si stilassero statistiche di contagio su cani tenuti nelle ore notturne in casa. Questa deve essere la prima regola di prevenzione.

Dall’Aprile del 2012, in Italia è in commercio un vaccino per la leishmaniosi canina.

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