Microchip nel gatto: perché è così importante

Microchip nel gatto: perché è così importante

Microchip nel  gatto: perché è così importante

L’applicazione del microchip nel gatto è una pratica piuttosto diffusa, è legale ed è utile per riconoscere l’animale. Soprattutto in presenza di smarrimenti, furti o abbandono, il microchip nel gatto è indispensabile per recuperare gli animali, riportarli a casa e per tutelarli. Questi animali possono anche perdersi e non ritrovare la strada di casa se si trovano in posti sconosciuti e perdono di vista il padrone, ma con il microchip è facile riconoscere a chi appartiene e consentire al proprietario di recuperarli senza troppi sforzi. Vediamo tutti i vantaggi che risiedono nel microchip nel gatto.

Microchip nel gatto: l’applicazione è indolore

La legge sul microchip obbligatorio è entrata in vigore il primo gennaio del 2007: si tratta di una legge a livello Europeo che obbliga ad applicare il microchip nel cane, per cui ogni padrone ha provveduto a portare il proprio animale dal veterinario per eseguire questa pratica. Negli ultimi anni, come abbiamo già accennato, anche l’applicazione del microchip nel gatto è diventata di uso comune: in realtà, la legge dice che gatti e furetti devono riportare un microchip nel caso di passaggio da un paese all’altro dell’Unione Europea, mentre negli altri casi l’applicazione del microchip è libera.

La pratica è indolore, è rapida e non ha alcun effetto collaterale. Infatti, il microchip è inserito in una capsula grande quanto un chicco di riso, che misura appena 11 millimetri per 2. La capsula è in vetro ed è biocompatibile, questo vuol dire che non crea alcun fastidio fisico o psicologico al gatto. La capsula viene iniettata tramite un ago monouso e rimane fissa nell’area sottocutanea alla sinistra del collo. L’operazione è rapida e si svolge bel giro di qualche secondo, senza bisogno di procurare l’anestesia e senza provocare nulla poiché non ha controindicazioni o tossicità.

Dopo aver iniettato il microchip nel gatto, è possibile rilevare un codice tramite il lettore: questo codice non è altro che un numero del microchip composto da 15 caratteri di numeri e lettere e riporta ad un database contenente tutte le informazioni che riguardano gatto e padrone. Di quest’ultimo viene fornito numero di telefono, indirizzo di casa e il contatto di emergenza. Questi elementi devono essere sempre aggiornati nel caso subiscano delle variazioni.

Microchip nel gatto: quando eseguire l’applicazione e requisiti necessari

Per poter applicare il microchip nel gatto è necessario che l’animale abbia determinati requisiti. Prima di tutto, l’animale deve avere tra le cinque e otto settimane di vita, ossia quando il micio ha raggiunto una struttura fisica e un peso ideale. Il chip viene inserito tra le scapole dell’animale e col passare del tempo potrebbe muoversi sottopelle senza comunque arrecare danno al vostro micio e intaccare gli organi vitali.

Ricordate comunque che il microchip non è un GPS, per cui non è possibile localizzare il gatto in caso di smarrimento, ma questo apparecchio assicura il vantaggio che, se l’animale viene ritrovato, ritorna al proprio padrone. Ad indurre il gatto a scappare possono concorrere tanti motivi, primo fra tutti la voglia di esplorare e allontanarsi per un’improvvisa cotta per un suo simile, ma anche il disturbo dato da altri animali può indurlo a fuggire. Ecco che il microchip si rivela un valido aiuto per farlo ritornare verso la casa di origine.

La presenza del microchip nel gatto evita il proliferare del randagismo dei felini, molto diffuso in Italia, e facilita l’identificazione del felino, che va fatta attraverso l’apposita attrezzatura. Sarebbe opportuno che vi fosse meno diffidenza nell’utilizzo di questa pratica per i gatti, ingiustificata vista l’utilità e i vantaggi che comporta per la vita dei felini e per la loro salvaguardia.

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