Massacro di cani in Marocco: petizione per fermare la strage

Massacro di cani in Marocco: petizione per fermare la strage

Massacro di cani

A sud del Marocco, nell’area di Taghazout cani e umani vivono in perfetta armonia, come è stato già sottolineato da diversi reportage pubblicati su diversi quotidiani, ma purtroppo si è assistito di recente a un massacro di cani, dove almeno 30 animali randagi sono stati abbattuti per decisione degli enti locali. Anche in altre zone, come nella località di Agadir, nota per il turismo, si sta assistendo a uno sterminio di massa ed è stata lanciata una petizione online per fermare la strage.

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Massacro di cani in Marocco: la candidatura a Mondiali

Secondo alcune fonti locali, il massacro di cani in Marocco che sta avvenendo in questi giorni sarebbe dovuto al passaggio di una delegazione della Fifa in quella zona, per valutare una possibile candidatura del paese ai Mondiali del 2026. Inoltre, nell’area sta crescendo l’urbanizzazione e la costruzione di strutture ricettive come alberghi e resort.

Purtroppo non è la prima volta che si verificano episodi di questo tipo; l’associazione Le coeur sur la patte sta svolgendo un ampio lavoro sul campo, dimostrando come la sterilizzazione dei cani abbia ridotto l’impatto del randagismo sul territorio e ha migliorato le condizioni di vita delle comunità locali. Dal 2016 esiste una convenzione con le istituzioni che ha permesso di lanciare un programma di vaccinazione dei cani, in particolare contro la rabbia nel cane, e di riduzione della popolazione dei cani randagi, svolgendo un lavoro consapevole e non violento. E’ vietato da allora uccidere cani che hanno partecipato al programma e che sono “etichettati” con una sorta di orecchino, che conferma che sono stati sterilizzati o castrati.

Il danno di immagine che sta portando il massacro dei cani al Marocco è notevol, sopratutto perché l’operazione di vaccinazione e cattura è ancora in corso. Nelle scorse settimane sono stati uccisi cani senza fare nessuna distinzione ed è stato aperto il fuoco nelle zone di Agadir, Aouri e Taghazout, creando panico tra gli abitanti e tra i turisti. Negli ultimi anni il governo marocchino aveva dimostrato molta sensibilità sul tema del randagismo, lavorando a stretto contatto con chi opera direttamente sul territorio, ma questo massacro compromette tutto il lavoro svolto fino ad oggi.