Consumo di carne di cane e gatto: stop anche in Italia

Consumo di carne di cane e gatto: stop anche in Italia

Stop al consumo di carne di cane e gatto

E’ stata presentata una proposta di legge al Senato per vietare il consumo di carne di cane e gatto in Italia. Ad oggi, infatti, manca una legge che ne vieti espressamente il consumo alimentare, per cui è il momento di colmare la lacuna secondo il senatore Adolfo Urso, il primo firmatario della proposta, che prevede carcere da quattro mesi a un anno e una multa che va dai 1.000 ai 5.000 euro.

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Consumo di carne di cane e gatto: la proposta in senato

La proposta che vieterà di mangiare carne di cane e di gatto è stata presentata in senato lo scorso 4 ottobre da Fratelli d’Italia. Secondo il senatore Urso, il vuoto normativo in cui ci troviamo deve essere colmato, soprattutto “a fronte dei fenomeni migratori che hanno portato alla presenza sul territorio nazionale di comunità provenienti da Paesi in cui la carne di cani costituisce una vera e propria specialità gastronomica, peraltro con modalità di macellazione spesso cruente con gravissime forme di maltrattamento degli animali”.

Il disegno di legge presentato fa riferimento anche alla legge contro consumo di carne di cani e gatti negli Stati Uniti recentemente approvata. Non solo in Italia manca una normativa vera e propria; anche in Inghilterra e Svizzera non è vietato il consumo di tale carne, ma è vietato comprare o vendere carne di cane.

Il testo della nuova proposta di legge presentata in Senato fa anche riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti dell’animale del 1978, che rappresenta «il primo provvedimento internazionale volto al riconoscimento e rispetto di ogni forma di vita». Era il primo passo verso un percorso dedicato alla salute degli animali. Il Trattato di Lisbona del 2007 ha poi riconosciuto la natura degli animali come essere senzienti, ma il nostro Paese è stato un pioniere in questo senso, in quanto nel 1991 era stato riconosciuto il diritto alla vita e alla tutela anche a cani e gatti randagi, prevedendo il divieto di soppressione, con eccezione per i soggetti gravemente malati, non curabili o tremendamente pericolosi.